Terzo Valico, cambiano le norme per l’amianto Toti: “Rischio paralisi”

da repubblica.it

Limiti più restrittivi, il governatore scrive ai ministeri “Gravi ripercussioni per infrastrutture ed economia”

di GIUSEPPE FILETTO

Il documento è indirizzato a Renato Grimaldi, direttore generale per le Valutazioni e le Autorizzazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente; e al direttore generale per il Trasporto, Antonio Parente. E Toti, prima dell’approvazione del nuovo Dpr, ritiene urgente la costituzione di “una commissione tecnica per dare attualità al Dm 14 maggio 1996, che rappresenta l’unico metodo esistente per distinguere la pericolosità delle pietre verdi, e dal quale si deve partire per normare la gestione dei materiali prodotti dallo scavo in roccia… e fissa i limiti della concentrazione della soglia di contaminazione”.

Per capire, occorre porre l’attenzione sugli attuali limiti di legge per l’amianto: sopra i 1000 milligrammi per chilo le rocce sono considerate rifiuto speciale, quindi da trattare come tale e da smaltire in siti controllati; sotto questo valore, i materiali sono ritenuti semplici terre, da trasferire in discariche o in terrapieni per nuove costruzioni.

L’abbassamento dei valori a 100 non è un dettaglio. Tutt’altro. Soprattutto in una regione come la Liguria, ricca di serpentiniti. Tanto che il Cociv, società di Impregilo (general contractor dell’opera per conto di Rfi) lo scorso luglio, sotto prescrizione dello Psal della Asl Tre, ha dovuto interrompere le perforazioni della galleria di Cravasco: all’interno del tunnel di servizio (in seguito dovrà collegarsi alle due canne, lunghe 25 chilometri, del passante ferroviario che dovrà sbucare in Piemonte), appunto per l’alta percentuale di amianto nelle rocce e conseguentemente per l’elevata presenza delle micidiali fibre nell’ambiente di lavoro.

È proprio degli scorsi giorni la notizia che la ripresa dei lavori dell’Alta Velocità avviene a ritmo ridotto: non più tre, ma uno sfondamento al giorno. Non più l’avanzamento della “talpa” di tre metri ogni 24 ore, ma per rimanere dentro i limiti di concentrazione di amianto nell’aria, le lavorazioni vengono ridotte ad un solo metro. Ovviamente, triplicando i costi di realizzazione.

«Da ultimo — scrive Toti — giova una considerazione in merito a quanto affermato dalla relazione tecnico-finanziaria della Ragioneria dello Stato, laddove si sostiene che “dall’attuazione del provvedimento non derivano nuovi o maggiori oneri a carico delle finanza pubblica”. Si potrebbe dire che per le solo opere pubbliche da realizzarsi in Liguria questa previsione è priva di fondamento, in considerazione dell’enorme aumento dei costi derivante dalla realizzazione e gestione di discariche per rifiuti pericolosi e del loro trattamento e trasporto in altra regione o all’estero».

A conti fatti, rispetto ai 6 miliardi e 200 milioni calcolati in progetto per il passante ad Alta Velocità, la lievitazione al momento è prevista in almeno 300milioni di euro. Inoltre, il cronoprogramma prevedeva la consegna dei lavori della galleria in 400 giorni. Non sarà così: ce ne vorranno non meno di 1200. Il tunnel potrà essere pronto non prima di tre anni. E tutto dipende da quanto amianto sarà trovato lungo il percorso.

Non basta. Nella lettera di Toti, si stigmatizza il nuovo metodo di misurazione dell’amianto introdotto con il decreto ministeriale. Si legge: “… Vi sarebbe un aumento considerevole delle quantità di materiale, che da sottoprodotto dovrebbe essere classificato rifiuto pericoloso, da conferire in discarica autorizzata a costi più elevati ed a distanze considerevoli: per il Terzo Valico il rifiuto pericoloso è stato trasportato in Germania al costo di 250 euro a tonnellata, contro i 5 euro
a tonnellata se il medesimo materiale fosse stato conferito al sito di deposito previsto nel piano di utilizzo. Si consideri che in Liguria non esiste, al momento, alcuna discarica di rifiuti pericolosi in grado di accogliere rocce contenenti amianto…”.

Si tratta di una serie di sopraggiunte condizioni che, secondo quanto trapela, preoccupano pure l’Anas ed Autostrade per l’Italia, fino a spingerle a fare un passo indietro rispetto alla realizzazione della Gronda.

Print Friendly, PDF & Email