Siamo sempre qui. Dalla parte giusta della barricata

Chissà.

Chissà che cosa racconteremo quando questa storia del Terzo Valico sarà finalmente finita.

Ci racconteremo e racconteremo ai nostri figli e nipoti che sono successe cose che qui, dalle nostre parti, non erano mai accadute.

Racconteremo la storia di donne e uomini, giovani e anziani che hanno deciso di fare un pezzo della propria strada insieme, sacrificando tempo libero, lavoro, famiglia e amici. Racconteremo la storia di chi la propria terra l’ha difesa per davvero.

Racconteremo delle interminabili riunioni, delle assemblee pubbliche con centinaia di persone, dei cortei enormi che di così grandi nelle nostre valli non se ne erano mai visti.

Racconteremo di quel mese filato a bloccare espropri, di quel 10 novembre quando tutti insieme per la prima volta abbattemmo le recinzioni di un cantiere, di quel 5 aprile con i primi scontri con la polizia, i primi feriti, i primi gas lacrimogeni. Racconteremo di quella volta a fronteggiarci con la polizia sul ponticello di Trasta e di quella notte in cui i rocciatori No Tav si calarono nel cantiere di Cravasco. Racconteremo di quella calda giornata di luglio e della resistenza quasi eroica in quel bosco di Moriassi. Racconteremo di tutte quelle fiaccole che tre giorni dopo resero Arquata più bella che mai.

Racconteremo di quel 19 luglio, dell’ennesima invasione di polizia e carabinieri per espropriare il nostro terreno mentre altrove si scoperchiava la pentola dei rapporti fra Terzo Valico e ‘ndrangheta.

Racconteremo di quelle interminabili ore passate a studiare il progetto e a preparare esposti e ricorsi.

Racconteremo di una classe politica corrotta alle radici e racconteremo di quando quella classe politica l’abbiamo contestata invadendo un Consiglio Comunale.

Racconteremo di una stampa asservita agli interessi del Cociv e delle ore passate a lavorare su questo sito per informare e comunicare.

Racconteremo delle sveglie all’alba per bloccare trivelle, rilevazioni, espropri. Con 40 gradi o con mezzo metro di neve.

Racconteremo del freddo preso per volantinare i mercati e di come i nostri figli fossero i più orgogliosi a portare le bandiere No Tav e a cantare le nostre canzoni.

Racconteremo delle trasferte in pullman per raggiungere i nostri fratelli maggiori in Valsusa e racconteremo di quando saltavamo il nostro Appennino passando dalla Bocchetta per raggiungere i fratelli e le sorelle di Isoverde dove l’amianto è stato trovato.

Racconteremo dei pianti di gioia e dei pianti di rabbia. Racconteremo di quando ci siamo sentiti imbattibili e di quando ci siamo sentiti non all’altezza.

Racconteremo dei chilometri di reti abbattute, dei cantieri occupati e delle pugnalate al cuore ogni qual volta quei cantieri li vedevamo.

Racconteremo delle nostre 300 denunce, dei fogli di via, delle perquisizioni, delle misure cautelari, degli avvisi orali, di quando ci hanno preso le impronte digitali. Racconteremo che abbiamo infranto le leggi, che lo abbiamo fatto dalla parte della ragione e che siamo orgogliosi di averlo fatto. Racconteremo, soprattutto a figli e nipoti, che la giustizia non ha quasi mai a che fare con la legge.

Racconteremo delle nostre feste, dei tantissimi gesti di affetto che ci siamo scambiati e anche degli scazzi che abbiamo affrontato.

Racconteremo di quando abbiamo pianto ai funerali dei nostri compagni di lotta avvolti in un immenso velo di tristezza e nelle nostre bandiere.

Racconteremo che a luglio del 2016, nonostante tutte le difficoltà, eravamo ancora qui con ostinazione dalla parte giusta della barricata e senza nessuna intenzione di fare un passo indietro.

Racconteremo la storia che scriveremo da qui ai prossimi anni, passo dopo passo decisi a fermare il Terzo Valico.

Racconteremo, per dirla con gli zapatisti, che non ci siamo arresi, non ci siamo venduti, non abbiamo tentennato.

Comunque vada potremo guardarci allo specchio e guardare i nostri figli negli occhi con fierezza. Racconteremo con emozione e orgoglio che la nostra è stata una storia bellissima.