Gradisce un bicchier d’acqua di Moriassi ad Arquata?

Anno 2016. La valle di Moriassi ad Arquata é coinvolta da una strabiliante opera pubblica destinata a segnare la magnificenza del progresso per le generazioni future. Un progresso scintillante dove agli abitanti viene persino negato di poter avere acqua potabile dai propri rubinetti. Ma andiamo con ordine.

Il 5 novembre una famiglia della borgata apre uno dei rubinetti di casa constatando che usciva acqua torbida dal colore giallo/marrone. Con ogni evidenza quell’acqua non era potabile e decidono pertanto di telefonare al numero verde di Gestione Acqua per segnalare il problema. Gestione Acqua in un primo momento reputa che il problema possa essere a valle del contatore indipendente dal gestore. La classica perdita che causa infiltrazione di terra. Segue il consiglio di far scorrere l’acqua per verificare se il problema potesse risolversi in questo modo. Niente da fare, la mattina seguente l’acqua continua ad essere gialla/marrone nonostante si fosse fatta scorrere per tutta la notte. A quel punto Gestione Acqua, ricontattata dalla famiglia, manda una squadra sul posto che viene informata che gli operai del cantiere del Terzo Valico di Moriassi (quello dove lavora la ditta Ceprini recentemente decapitata dall’inchiesta della Magistratura di Roma) sotto una pioggia torrenziale avevano armeggiato in prossimità della cabina Acos posta all’interno del cantiere dove sono ubicate le vasche e le pompe di rilancio che servono l’abitato di Moriassi. Una cabina che da quando si è insediato il cantiere del Terzo Valico é costantemente contornata da liquami fangosi, terre e chissà quali altre porcherie portate all’interno del cantiere.

Intanto altre famiglie si ritrovavano ad avere lo stesso problema e Gestione Acqua, senza aver mai comunicato l’effettiva potabilità o non potabilità dell’acqua, rispondeva alle richieste di intervento che poteva trattarsi di sedime e rimandava una squadra sul posto per scaricare le tubature e far defluire il presunto sedime.

Al terzo giorno vi era un miglioramento della situazione grazie al fatto che gli operai di Gestione Acqua avevano provveduto allo svuotamento delle vasche di accumulo nonché al loro lavaggio. Dalla loro spiegazione sembrerebbe di capire che qualcuno, operante all’interno del cantiere del Terzo Valico, abbia effettuato un riempimento in prossimità della cabina di Gestione Acqua, con la conseguenza che il tubo di troppo pieno della vasca di accumulo si è venuto a trovare ad un livello inferiore rispetto al terreno circostante. In precedenza Il tubo di troppo pieno della vasca di accumulo dell’acquedotto scaricava direttamente nel rio che ora non esiste più in quanto riempito e tombato.
Questa nuova situazione avrebbe determinato lo sversamento all’interno delle vasche di accumulo, per cui, a detta dei tecnici, con la loro pulizia il problema si poteva considerare risolto.

La famiglia a questo punto dopo aver chiuso la valvola di mandata del contatore, scollegato i tubi, svuotato completamente la linea che serve l’abitazione e fatto scorrere l’acqua vedeva risolto il suo problema.

Tutto bene quel che finisce bene?

Non proprio visto che svariati giorni dopo averli raccolti i campioni di acqua non presentano nessun deposito sul fondo, come avviene normalmente quando si mescolano acqua e terra, ma restano uniformemente torbidi e sporchi. Oltretutto messe le bottiglie contenenti l’acqua sporca in freezer queste incredibilmente non si ghiacciano.

Dispiace che il tecnico di Gestione Acqua abbia dichiarato verbalmente alla famiglia di non aver effettuato nessun tipo di analisi chimico fisica e microbiologica, ma di aver provveduto esclusivamente allo svuotamento e alla pulizia delle vasche.

Questa é la vita al tempo della magnificenza del progresso luminoso ed inesorabile delle grandi opere.

Non sarebbe male che il Sindaco di Arquata e tutti gli enti preposti si dessero una bella svegliata perché rimanere senza acqua potabile per tre giorni nel 2016 in Italia è qualcosa di intollerabile.

Intanto se qualcuno desidera un bicchiere d’acqua di Moriassi ad Arquata la famiglia ne conserva gelosamente alcuni campioni. Sia mai che abbiano potere curativo.

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