Una sola riflessione sulla questione Sì o No

di Antonello Brunetti

Ho votato NO senza esibizionismi e senza manifestare pubblicamente la mia opinione (tanto valeva come il due da picche).

I motivi sono molti, ma una cosa è certa: io non ho nulla in comune con le motivazioni della Lega o di Forza Italia.

Nei commenti, perlomeno fino a questa sera, non è venuto fuori che vi sono anche tante persone o movimenti, che io definisco con simpatia anarchici, libertari o di vera sinistra, in cui mi riconosco, che hanno votato NO.

Non mi riconosco per nulla in chi governa con speculatori, arraffatori, opportunisti e voltagabbana per togliere al popolo potere decisionale o anche possibilità di protesta e di decisione collettiva.

Non mi è andato giù per nulla il tentativo di modificare per un terzo la nostra Costituzione, per la quale si sono battuti, con incredibili sofferenze, i nostri partigiani, i solitari antifascisti degli anni Trenta e, scusate la nota personale, anche i miei famigliari.

Vi voglio narrare una mia esperienza di tanti anni fa.

Era il 1965 e Osvaldo Mussio venne a casa mia per propormi di partecipare a un corso che il Pci teneva per i maestri alle Frattocchie di Roma sul tema della Costituzione.

Avevo idee confuse, ma volli fare quell’esperienza. Mi ricorderò sempre di quel gruppetto di insegnanti con cui vissi 15 giorni ricchissimi di stimoli. Ma ricordo soprattutto che tennero lezioni Pietro Amendola, Pietro Ingrao e Umberto Terracini. Conservo in una cartellina gli appunti che presi allora. In particolare mi affascinò la conferenza di Terracini per la sua parlata fluida e perfetta.

In quell’occasione ci raccontò dei contrasti fra i padri costituenti per giungere poi, nel 1948, a un compromesso di altissimo livello.

Esemplificò con vari episodi anche i momenti di dissenso e ne trascrivo uno ricavandolo dagli appunti di oltre 50 anni fa.

L’on Dossetti, deputato della D.C., quando si esaminò l’art. 50 del progetto di Costituzione, incontrò una forte opposizione all’inserimento del DIRITTO DI OPPOSIZIONE.

Al momento del voto tale diritto viene soppresso nonostante il voto favorevole dei comunisti, dei socialisti e degli autonomisti.

Così recitava la proposta di Dossetti:

«La resistenza, individuale e collettiva, agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino».

Mi sono ricordato di questo articolo quando l’ho sentito richiamare per la prima volta un mese fa da Nicoletta Dosio durante una assemblea a Tortona sulla resistenza a quell’assurdo e inutile progetto del Terzo Valico imposto alle popolazioni con la cosiddetta Legge Obiettivo che toglie alle popolazioni il diritto di tutelare ambiente, salute e onestà.

Se Renzi, ad esempio, avesse chiesto di inserire articoli di questo genere, che costituiscono la base del nostro essere cittadini, mi sarei certamente, votando SI, distinto da quelli che nel NO hanno visto solo un pretesto per minare un governo.

Invece la riforma costituzionale sottoposta domenica al vaglio dei cittadini, combinata alla legge elettorale attualmente in vigore, prometteva di consegnare alle ortiche anche gli ultimi brandelli di democrazia rappresentativa, blindando il potere centrale e privando le cosiddette autonomie locali persino della parvenza di una capacità di intervento e di decisione. Via libera dunque a tutte le grandi opere che potranno essere elevate al rango di strategiche in assenza di criteri oggettivi, razionali, condivisi e controllabili. Dalla TAV, ai Ponti sullo Stretto, dalle novelle BreBeMi alle tramvie interrate sotto i siti Unesco, dalle trivelle ai rigassificatori, dagli inceneritori alle opere e operette che converrà comunque qualificare come strategiche, all’occorrenza.

Dalla legalizzazione dell’arbitrarietà nella spesa pubblica rischiavamo domenica di passare alla sua costituzionalizzazione: dalla Legge-obiettivo alla Costituzione-obiettivo.

No grazie!

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