Sempre più amianto ad Arquata. Almeno 40 anni per il tunnel?

Non è passata neanche una settimana dalla fallimentare ciclocamminata che il Commissario al Terzo Valico deve già darsi da fare per inventare qualche giustificazione sulla presenza di amianto ad Arquata, nel cantiere di Radimero.
Infatti è da giovedì 5 ottobre che il sito dell’osservatorio ambientale riporta la presenza di amianto sul fronte di scavo, con una concentrazione che comincia ad essere degna di nota, seppure inferiore all’attuale limite di legge di 1000mg/Kg, sul quale torneremo più sotto.
La concentrazione viene indicata in 206mg/Kg e, ovviamente, non se n’è ancora saputo niente né dall’Osservatorio Ambientale, né dagli amministratori locali, forse ancora troppo stanchi per l’impegno profuso nel coinvolgere commercianti ed associazioni nella ciclocamminata.
Quello che sorprende è che si tratta di valori molto prossimi a quelli riscontrati a Cravasco il 23 settembre, dove tuttavia i lavori sono stati subito sospesi e lo sono ancora, il tutto nelle stesse condizioni ambientali dichiarate (concentrazione di fibre in aria < 1 ff/l).
Anzi, quando i lavori sono stati sospesi a Cravasco, la motivazione era la sola presenza di “pietre verdi, che potrebbero contenere amianto“, come ricorda il sito dell’ANSA. La concentrazione di amianto dichiarata sul sito dell’osservatorio ambientale era, ed è ancora, questa: “< L.Q (Limite di Quantificazione) in data 23/09/2017“, cioè inferiore al limite di quantificazione.
Si saprà solo la settimana successiva che “L’Arpal (Protezioni ambientali) ha reso noti i dati riguardanti la composizione del terreno dello scavo del Terzo Valico: trecento milligrammi di amianto in un chilo di terra” (dal sito di Primocanale).

Ad Arquata invece no, lo scavo è ancora “in corso”, nessuna sospensione. Perché?
Il Sindaco di Arquata se la fa questa domanda?
Potranno spiegare quello che vogliono, ma resta il fatto che il sito dell’Osservatorio Ambientale è inutile, perché dà informazioni contraddittorie tra loro o, peggio, conferma che a parità di situazioni non vengono adottati gli stessi provvedimenti.
Per es., la ASL è stata informata della situazione a Radimero?
Perché in realtà una differenza rispetto a Cravasco c’è, ed è anche peggiorativa: a Radimero si scava con la talpa, la roccia viene polverizzata al fronte e la liberazione di fibre è molto più facile, non si hanno rotture di blocchi di roccia come avviene con il martellone.
A Cravasco, sempre in base all’articolo di Primocanale, “il martellone pneumatico (…) rallenterà però da tre metri al giorno a uno solo“.
Soprassedendo per un attimo che, come abbiamo sempre sostenuto, la presenza di amianto dovrebbe determinare la cessazione dei lavori e non la sospensione o il rallentamento, proviamo a fare un ragionamento molto semplice.
Se a Cravasco lo scavo deve rallentare a un metro al giorno, lo stesso protocollo dovrebbe scattare ad Arquata per lo scavo del tunnel principale e tale rallentamento dovrebbe mantenersi fintanto che è presente amianto.
Però a Carrosio, nel 2014, la Regione ci aveva spiegato che per almeno 15km c’è una probabilità di trovare pietre verdi tra il 20% e il 50% e, come stiamo iniziando a vedere, se è vero che la pietra verde “può” contenere amianto, è altrettanto vero che nelle nostre montagne spesso e volentieri lo contiene.

A questo punto dovrebbero scavare il tunnel di valico al ritmo di 1 metro al giorno per tutti i 15 km interessati dalle pietre verdi amiantifere, impiegando quindi 15.000 giorni.
Il conto si fa in fretta, dividendo questo periodo per il numero di giorni presenti in un anno: lo scavo durerà almeno 41 anni!

Ultima considerazione: è vero che la concentrazione di amianto (206 mg/Kg) è inferiore al limite di legge, ma per questo dobbiamo ringraziare ancora una volta il Commissario Iolanda Romano.
Infatti, come i tecnici del Movimento ricordavano già lo scorso anno in conferenza stampa, nel marzo 2016 il Commissario è intervenuto con considerazioni molto pesanti nell’iter di approvazione del Decreto del Presidente della Repubblica concernente la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo.
Con tali considerazioni si è palesemente schierata dalla parte di chi realizza l’opera, quelle stesse persone che qualche mese dopo sarebbero state arrestate, con intercettazioni che hanno anche rivelato come la pensavano sull’amianto: “tanto la malattia viene tra 30 anni“.
Il valore di 100mg/Kg contenuto nella versione in discussione era “stato indicato dall’Istituto superiore di sanità in uno specifico parere trasmesso dal ministero della salute e si basa sull’esperienza operativa di alcune Arpa” e inoltre “nel caso del Terzo Valico le Arpa chiedono l’abbassamento a 100 mg/kg“. Contro queste posizioni dell’Istituto superiore di sanità e delle ARPA si è di fatto schierato il Commissario Governativo, non solo tirando in ballo una mezza frase del Consiglio di Stato (che chiedeva approfondimenti su come si fosse arrivati a quel dato) ma con argomentazioni finalizzate non alla tutela della salute umana, ma della fattibilità dell’opera.
Ne elenchiamo alcune, annotandole in grassetto con alcune considerazioni che evidenziano l’ipocrisia con le quali sono state formulate:

  • nel “Terzo Valico è quindi improponibile la ricollocazione dello stesso materiale all’interno del cantiere (…) si può ipotizzare di ricollocare nei tunnel stessi meno della metà del materiale di roccia(n.b.: dobbiamo permettere le porcherie altrimenti non sappiamo come smaltirle)
  • probabile aumento dei contenziosi fra la Pubblica amministrazione e le imprese italiane(n.b.: la probabilità di amianto, per loro, non è ostativa, mentre la probabilità di un contenzioso si)
  • trasformazione di materiale naturale in rifiuti pericolosi di una notevole quantità di terre e rocce che attualmente possono essere utilizzati per riempimenti e altre attività di ripristino (…) in contrasto con le direttive europee che chiedono la riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte(n.b.: di fronte a un limite più restrittivo a tutela della salute, la preoccupazione è che aumentino i rifiuti speciali, ovvero, ribaltando la lettura, preferiscono avere meno rifiuti speciali dichiarando non pericoloso anche ciò che dovrebbe esserlo)
  • rischi di infiltrazioni della criminalità nelle attività di movimento terra(n.b.: dopo sei mesi una marea di arresti confermerà che il Terzo Valico ne era già pieno, comprese persone che potrebbero aver suggerito queste strampalate motivazioni)
  • ritardi nei tempi di attuazione(n.b.: i ritardi avevano già permesso di dimostrare che le previsioni di traffico per giustificare l’opera erano state gonfiate, palesemente difformi dalla realtà nel frattempo sopraggiunta; meglio non correre altri rischi, come magari qualche arresto)
  • costi aggiuntivi a carico delle finanze pubbliche (…) Nel caso del Terzo valico dei Giovi questo costo non è a carico del contraente generale ma dello Stato(n.b. si conferma quanto abbiamo sempre sostenuto, anche con un esposto alla Corte dei Conti che ad oggi nicchia: i costi per la gestione dell’amianto non erano stati contemplati a dimostrazione di una progettazione dell’opera estremamente superficiale sul piano tecnico ed economico)

E adesso non si disturbi oltre l’Osservatorio Ambientale: per la seconda volta in un mese deve inventarsi qualche “falso positivo”, magari che riesca a reggere qualche giorno in più rispetto all’ultima volta.

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