Tanto paghiamo noi

di Antonello Brunetti

A distanza di 27 anni, dalla Presidenza del Consiglio, un rapporto afferma che le tratte TAV in fieri “non sono giustificate dai numeri e che le previsioni sono ormai smentite dai fatti”

INUTILITÀ – È demoralizzante constatare che sono occorsi quasi trent’anni da quando il Sole XXIV ore di fine 1991 riferì:
“Necci non nega che la Milano-Genova sia stata una carta di scambio per avere il via sulla TAV; aggiunge inoltre che le FS non hanno alcun dato reale che conforti la necessità e la fattibilità della linea”.

CORRUZIONE – Nel 1997 la Procura di Perugia affermò che “Il Tav è la madre di tutte le tangenti” e poi via via con le condanne di Necci, Cimoli, Luigi Grillo, Berneschi, Ciaccia ecc.ecc., sino alle ultime inchieste denominate Alchemia, Amalgama e Arca (quest’ultime con capi di imputazione netti, del tipo “Cociv una società corrotta – Aver preso mazzette e pilotato appalti – Concussione, associazione a delinquere e corruzione. In più l’aver avviato i lavori di galleria con cemento che sembrava colla”). Tra l’altro mi chiedo come mai, a distanza di 17 mesi dalla serie di arresti che decapitò i vertici del Cociv, non si senta parlare dei conseguenti processi!

FALSITÀ – Hanno continuato a raccontarci frottole, si pensi a quelle iniziali del tipo 50.000 passeggeri al giorno (compresi i rientri notturni dalla Scala e dal Carlo Felice ; va ricordato che ora alla sera non c’è manco più un treno) o spesa a carico delle imprese per il 60%, il che consentì di assegnare senza alcun appalto e partecipazione finanziaria un’opera totalmente inutile a un clan di ditte. Quindi profitto per chi costruiva e costi, sia di costruzione sia di gestione successiva, spaventosamente deficitari (intorno all’85%), interamente a carico dello Stato, ossia di tutti noi.
Poi vista la buffonata dei passeggeri e dei tempi ridotti (già con il Pendolino, il cui brevetto venne venduto alla Francia, la differenza non superava i 10 minuti), si passò al misto passeggeri-merci (per nulla fattibile tanto che nessuna nazione lo adotta).
Allora, dopo essersi fatti carico dell’intera spesa si sono riversati i costi sulle nostre tasse (compresi convegni, compensazioni e espropri) finalizzando l’opera sull’esclusivo trasporto merci.
Ed ecco la gigantesca montatura dell’immensità di container verso e da Rotterdam (nel porto di Genova intanto avevano asfaltato tutte le rotaie lasciando un unico binario).
Per tre volte viene bocciato il progetto, ma nel 2000 l’accoppiata Berlusconi-Lunardi inventa la legge obiettivo che zittisce ogni critica a progetti assurdi.
Si quantificano, per il 2010, in 4 milioni i teu per il Terzo Valico. Il che in realtà, utilizzando i cinque valichi già esistenti e con migliorie di facile realizzazione e assai meno costose, non procurerebbe affatto alcuna saturazione dell’esistente.
Ora i teu di Genova sono 2.600.000, ma il silenzio cala sul fatto che il 40% non va oltre l’Appennino e che solo l’8% viaggia su treni. Il che fa la cifra reale di 124.800 (!) teu. Ammettiamo di raggiungere il valore del 30% della Germania, la più seria nel trasporto merci su ferrovia, e arriveremmo a 470.000 container, praticamente un decimo.
E poi tanti altri aspetti
Le gallerie non sono adatte per dimensioni al passaggio dei container (ovunque hanno risolto il problema abbassando gli assali);
a Genova dovremo accogliere navi portacontainer di dimensioni gigantesche (ma i fondali di Genova non lo consentono, contrariamente a quello che avviene per Savona);
ce lo chiede l’Europa (pura invenzione);
non perderemo i mercati dei Balcani e saremo collegati alla linea Lisbona-Kiev (Portogallo e Spagna hanno chiuso da tempo con L’Alta Velocità, la Francia l’ha ridimensionata, con la Slovenia non si sono nemmeno i treni normali, e a Kiev che c’andiamo a fare a tutta velocità?);
sarà un’occasione di rilancio economico e turistico (ci fu l’attuale presidente della Conftrasporto che arrivò nel 1993, ve lo ricordate, a decantare il Tav che avrebbe portato in due ore a Monaco di Baviera le fragoline di Tortona senza che perdessero la loro fragranza);
e quante belle compensazioni per i Comuni coinvolti (se si tratta di opere necessarie le finanzi direttamente lo Stato evitando la partita di giro e il patteggiamento con il Cociv);
nessun problema ambientale, idrico, paesaggistico, sanitario, dopotutto si tratta soprattutto di gallerie (ma allora perché in conversazioni intercettate si parla di 4 milioni di m.3 di roccia ricca di amianto e di non farsene un problema poiché tanto l’amianto uccide dopo 30 anni!

Avete notato come vengono decise le cosiddette grandi opere?
Prendiamo l’esempio del Terzo valico. Venne finanziato per metà tramite un accordo firmato nel novembre del 2011, ultimo giorno del governo Berlusconi. I quattro firmatari per il governo, per le Ferrovie e per il Cociv ebbero poi altre vicende processuali assai pesanti con relative condanne. La decisione fu subito dopo ratificata da due ministri del governo Monti, ossia Passera e Ciaccia.
Il giorno in cui Mattarella scioglie il Parlamento viene preceduto da un ultimo atto: il completamento del finanziameno Terzo Valico. Perché questa fretta?

PROGRESSO E LAVORO – Si riesuma continuamente la retorica dell’anello mancante della rete ferroviaria europea, di evitare l’isolazionismo italiano, del “progresso”, dei posti di lavoro conseguenti.
Non è progresso la velocità ma l’organizzazione tecnica, operare nell’interesse comune, crescere culturalmente. Il lavoro è importantissimo ma va impostato secondo un raffronto serio costi-benefici e seguendo delle priorità. Treni tav per una netta minoranza o miglioramenti e ampliamenti nel servizio del trasporto pendolari e merci affiancato da una costante manutenzione? Il lavoro non è solo infrastrutture, ma gestione seria del territorio, ospedali e scuole, patrimonio edilizio da recuperare o migliorare, rilancio dell’agricoltura e dell’artigianato, utilizzo dei cervelli in fuga all’estero e, come substrato, abbattere gli sprechi di risorse derivanti dall’immoralità gestionale e dalla corruzione.

CHE FARE? – La decisione di costruire le linee Tav Torino-Lione e Terzo Valico è stata presa 30 anni fa ed è decisamente invecchiata. Aprire un tavolo di confronto reale su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternative non provocherebbe, dunque, né battute d’arresto né ritardi. Sarebbe un atto di responsabilità. Un appello in tal senso (“Ha senso continuare come previsto allora? Oppure c’è qualcosa da cambiare? O, addirittura, è meglio interrompere”) è stato firmato pochi giorni fa da 200 persone, fra le quali Massimo Bray, don Luigi Ciotti, Paolo Cognetti, Vittorio Emiliani, Carlo Freccero, Paul Ginsborg, Tomaso Montanari, Moni Ovadia, Marco Revelli, Salvatore Settis e Gino Strada.

“TAV: sui numeri ci siamo sbagliati, ma si farà lo stesso”
La conferma del progetto non può che essere giudicata una pessima scelta: costosa per i contribuenti che pagheranno prima per la costruzione e dopo per incentivare l’uso dei servizi, dannosa per l’economia, come dimostrano le analisi costi-benefici, ma assai gradita dai costruttori e da un manipolo di politici e operatori ferroviari che vorrebbero prosperare a nostre spese.
Ora il governo italiano ammette che le previsioni di traffico addotte a sostegno delle opere – già più volte riprogettate – sono assurdamente sovrastimate: l’opera sulla  base di queste previsioni non si giustifica. Poi, però, aggiunge che l’opera si farà ugualmente. Si proseguono opere che richiedono ingenti risorse economiche, che richiederanno anni e anni per essere completate ed entrare in uso sapendo prima di iniziare che nessun calcolo razionale le giustifica?!
Non riesco più a mettere a fuoco l’assurdità di affermazioni palesemente irragionevoli. Qualche pilastro della nostra democrazia deve aver ceduto.
Ho letto i programmi elettorali per le prossime elezioni e su questo aspetto e sulla necessità di cancellare immediatamente una legge illiberale come la “legge obiettivo” ho notato che solo due partiti, fra i tanti in lizza, affrontano l’argomento.

 

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